“Hidden Name” reviewed by Blow Up

Foto di una tenuta nella brughiera del sud dell’Inghilterra. È la Manor Farmhouse di Child Okeford, residenza di un compositore colto britannico non meglio identificato, il luogo dove Stephan Mathieu e Janek Schaefer hanno realizzato gran parte del materiale basico che va a costituire questa prima collaborazione vera e propria tra i due. Le registrazioni ivi improvvisate con strumenti acustici, suoni d’ambiente, giochi e dischi trovati in loco sono state poi processate, editate ed assemblate successivamente presso lo York Music Research Center, uno studio specializzato in progetti di diffusione e spazializzazione del suono. Ne vien fuori un disco di asciutta bellezza, fosco e nebbioso, intriso dello stesso umore a un tempo grigio e pastorale delle condizioni logistiche e ambientali che l’hanno ispirato, una musica densa e melmosa, a tratti vicina alle atmosfere severamente colte di “The Sad Mac” ma pure ravvivata dalla pura invenzione timbrica, da un piccolo scricchiolio o da quel cinguettare d’uccellini messi lì quasi per caso. Fino a librarsi nell’armonia praticamente infinita e nella riverberazione ultraterrena dei venti minuti scarsi della conclusiva The Planets. (8)

Nicola Catalano

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