“Transmissions” reviewed by The New Noise

Transmissions
Immaginate di essere all’interno di una fabbrica: vi sentirete subito soffocare a causa dell’aria irrespirabile e avrete la sensazione di rimanere storditi dai rumori metallici e di essere inghiottiti dall’oscurità delle pareti impregnate di olio lubrificante. È in questo luogo che l’uomo si aliena da tutto e da tutti, diventando una macchina. Transmissions è proprio una delle testimonianze sotto forma di musica più riuscite dell’alienazione umana, perché, nonostante sia composto e registrato dall’uomo, non è l’uomo a esserne il protagonista, bensì le macchine industriali, che come noi “si accoppiano sempre tra di loro”. Con queste ultime, infatti, Mathias Delplanque, secondo il concetto di trasmissione meccanica, sperimenta nella prima parte le sonorità prodotte all’interno della fabbrica tessile di Cholet (in Francia), come se fosse un progetto di riqualificazione ambientale con il riutilizzo di spazi dismessi, e nella seconda quelle ricavate dagli studenti di un seminario condotto a Nantes dallo stesso musicista. Probabilmente, se qualcuno si avvicinasse a Transmissions senza sapere com’è stato realizzato, nemmeno capirebbe dove sono nati i pezzi. I rumori che si susseguono, infatti, sembrano tutt’altro che quelli di una manifattura: vetri che si rompono, campane di una chiesa che rimbombano, lancette di un orologio che si bloccano, macchine da scrivere che s’inceppano, gocce di pioggia che rimbalzano, battiti cardiaci che s’interrompono. Se però poi si ascolta il disco con gli occhi chiusi, ecco che l’immaginazione trasporta inevitabilmente il fruitore all’interno del set di “Deserto Rosso”, suoni industriali di sottofondo inclusi, o addirittura gli riporta alla mente fotogrammi d’altri tempi, facendolo immedesimare ad esempio con gli operai che nel 1895 uscivano dal una fabbrica di Lione, quelli ripresi dai fratelli Lumière. In apparenza qualcosa di già visto e sentito, quindi, questo lavoro uscito su Crònica ha quel non so che di originale. Alla base dell’esperimento c’è forse la stessa idea utilizzata per The Curfew Recordings, usciti su album per Harbinger Sound nel 2013, ma raccolti nel 1984 in uno stabilimento non più in funzione situato a Derwenthaugh, vicino a Scottswood sul fiume Tyne. Se l’idea è la stessa, il risultato è però completamente differente: in Transmissions, infatti, non ci sono strumentazioni acustiche, ma solo macchine industriali; soprattutto il materiale di partenza ha subito una trasformazione, al contrario di quanto succede in The Curfew Recordings. L’atmosfera di Transmissions, colorandosi di un sapore industrial non troppo arrugginito, ricorda a tratti anche le sperimentazioni robotiche di Pierre Bastien. Il suono, quindi, non viene umanizzato, bensì manipolato secondo lo scopo della musica concreta. Qualcosa, quindi, non solo alienante, ma – come si accennava – adatto a valorizzare gli spazi architettonici dismessi e poi riqualificati, come quelli contemporanei convertiti da Renzo Piano. Laura Misuraca

via The New Noise

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“Transmissions” reviewed by Skug

Transmissions
Und da wir ohnehin schon auf Ambientabwegen sind, können wir schließlich noch die CD »Transmissions« von Mathias Delpanque dazu packen. Die ist, was die Genreheimat betrifft, hier nun wirklich fehl am Platz, denn der Franzose Delplanque macht in Elektroinstallationen, basierend auf Maschinensounds, also Webstühle, Drehbänke, Schweißgeräte, Kreissägen und was es sonst noch hinter schmutzigen Fabrikfassaden akustisch abzutasten gibt. Doch anders als viele seiner Kollegen verfugt Delplanque diese Sounds zu einem Teppich, der in seiner Struktur eher an Ambient erinnert. Natürlich sind wir ein paar Tagesmärsche von harmlos wummernden Soundkathedralen entfernt, aber »Transmissions« hat definitiv eine meditative Qualität – und das ist bei einem Werk, das auf Maschinensounds beruht, dann doch ganz schön erstaunlich (insbesondere das Finale des 40-minütigen Abschlussstücks sei Ambientfans empfohlen). Wo mit wir auch wieder am Anfang sind, bei den kleinen Überraschungen, die das Genre am Leben erhalten – in all seiner traumwandlerischen Monotonie. Curt Cuisine

via Skug

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Enrico Coniglio releases “OlivElegy” at Impulsive Habitat

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Enrico Coniglio has just released a new work, “OlivElegy”, composed from recordings made ​​at an olive oil mill site on the hills a few kilometers from the charming town of Assisi, Umbria (Italy).

“OlivElegy” is now available as a free download from Impulsive Habitat.

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Tomorrow: Natal dos Experimentais 2014

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It’s already tomorrow, 2014’s Natal dos Experimentais, the yearly event promoted by Crónica in Porto, featuring performances by Haarvöl; Another Hardcore Techno Party (a.k.a. 2.04£); and Chords & Chips (the impromptu quartet of Ricardo Jacinto, Angelica V. Salvi, Pedro Tudela and Miguel Carvalhais). After the performances, Crónica’s DJs take over until late.

Entrance is free to everyone, hope to see you there!

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Futurónica 129

futurónica_129
Episode 129 of Futurónica, a broadcast in Rádio Manobras (91.5 MHz in Porto, 18h30) and Rádio Zero (21h GMT, repeating on Tuesday at 01h) airs tomorrow, December 12th.

The playlist of Futurónica 129 is:

  1. Stephan Mathieu, Theme for Wounded Knee (2014, Sacred Ground, Schwebung)
  2. Stephan Mathieu, Grasslands (2014, Sacred Ground, Schwebung)
  3. Stephan Mathieu, As Above, So Below (2014, Sacred Ground, Schwebung)
  4. Stephan Mathieu, Black Hills Theme (2014, Sacred Ground, Schwebung)
  5. Stephan Mathieu, Rise (2014, Sacred Ground, Schwebung)
  6. Stephan Mathieu, Spirals (2014, Sacred Ground, Schwebung)
  7. Stephan Mathieu, The Once Great People (2014, Sacred Ground, Schwebung)
  8. Stephan Mathieu & David Maranha, Strings (2012, Strings, Crónica)

You can follow Rádio Zero’s broadcasts at radiozero.pt/ouvir and Rádio Manobras at radiomanobras.pt.

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