“Transmissions” reviewed by Blow Up

Transmissions
Con una discografia a proprio nome di elevato pregio, preziosi “La Plinthe”, “Parcelles 1-10” e “Passports”, Mathias Delplanque in “Transmissions”, alla maniera che fu di Jean-Marc Vivenza, registra il canto di macchine in azione. Pur lungi dal suggerire visione postmoderna invariabilmente catastrofista, Mathias coglie l’armonia meccanica non come esplicitazione di una inesorabile e infallibile potenza di stampo futurista, quanto come frastagliato animarsi che modella stoffa concreta in narrazione emotiva generosa di cromatismi nella eccellente Part 1, che come la breve Part 2, trae la materia prima da tracce carpite al Musée du Textile di Chalet. Più riconducibili a capitoli passati di Delplanque i due successivi episodi, elaborati su suoni catturati durante un workshop da lui diretto in un istituto tecnico di Nantes, con le movenze di Part 3 che trovano fondale in un turbinoso quanto incessante drone, e Part 4 che si estende al limite dei quaranta minuti, con una prima tranche di inquietante scabrosità, un arresto quasi in panne, a preludio di un frangente che, assumendo dimensioni di sostanza post-industrial, abbina ad anodini battiti cascate noise, con indugi a lambire il silenzio che si svelano preparatori allo sconfinare in atmosfere da dark ambient, per un lungo finale, oltre il quarto d’ora, cui forse uns sforbiciata si poteva concede. Paolo Bertoni

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