“Three-Body Problem” reviewed by Blow Up

cronica111-2016_520
“Three-Body Problem” è il sedicesimo album di @c, duo portoghese. Parte, come il precedente “Ab OVO”, da uns pièce su Anaïs Nin (“Agapornis”), per il teatro delle marionette di Porto. Attraverso uns serie di collaborazioni e rielaborazioni @c sono arrivati a maturare, dopo una gestazione di oltre due anni, delle composizioni dalla trama apparentemente sghemba ma molto elaborata e per nulla intellettualoide. Si inizia con Bacchanale, un pezzo di dark ambient impregnata o imbastardita di dub, che parte quasi titubante fino a che affiora un basso pulsante, quasi un martello pneumatico, su cui si intessono rumori assortiti. Pace è al contrario, un susseguirsi giocoso di percussioni e rottami, con un abbozzo di melodia e degli squarci lirici degni del più incantato Nuno Canavarro. Con Advent l’atmosfera si rifà più cupa e pesante, quasi funerea, come une ambientazione do qualche tragedia greca perduta. Sleep richiama qualcosa di destrutturato, riassemblato e lasciato andare, su cui ogni tanto riaffiora un nun so che di fiati (nel senso di respiri) e voci, improbabili ma convincenti suggeritori oracoli. Transcendence ci trasporta in un chiaro di bosco, in cui l’eco lontano di suoni urbani si disperde in suoni bucolici, con un’arpa a cantare, novella ninfa. Un pezzo incantato, che quasi plana nel successivo silente Cage in cui l’arpa si trasforma in tromba e gioca con i cembali. Il tempo sospeso continua con la vibratile Prophecy in cui al suono caldo i tintinnante dei legni si affianca una scura voce gutturale, con un contrabbasso a raggomitolare le sue linee confuse. Reduction/Reflection É un ritorno alla magia, quasi una danza sospesa, leggermente svagata, vuota di sé, lasciandosi trasportare dal fruscio cigolante di una ruota. Tutto è poi ripreso nella finale Collapse, con la differenza che se prima l’andamento era più “da camera”, qui è più “sinfonico”. Ciò che colpisce nel disco è la leggerezza di tocco nel passare da atmosfere e suoni diversi, un susseguirsi di gorgoglii, tintinnii, crepitii, percussioni, pieno di deviazioni, incursioni, apparizioni, pause e sorprese, su cui d’incanto affiorano stupite linee melodiche, ignare di sé. L’attitudine è ora giocosa ora contemplativa mai superficiale pur giocando alla superficie e con la superficie dei suoni. Probabilmente la musica più vicina al mimo che conosca. Girolamo Dal Maso

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