“Berlin Backyards” reviewed by Rockerilla

Berlin Backyards
Quando si tratta di complicare l’ascolto la portoghese Crónica non è seconda a nessuno. Gilles Aubry è un ingegnere del suono svizzero con il pallino per i field recordings. Nel 2006 he ha registrati un bel po’ in giro per Berlino. Dopo averli rimaneggiati con i suoi calcolatori elettronici li ha assemblati in un blob di cinquanta minuti che la Crónica dopo tre anni ha deciso pubblicare. “Berlin Backyards” ca ascoltato con la fantasia e con le orecchie molto aperte — come nel caso di tutti i dischi di field recordings. Su gran parte del disco, in sottofondo, non smette di brulicare un rumore che sembra venire da un’acciaieria più che del traffico cittadino. Reperti di aria industriale, quindi. Ma poi anche fringuelli e pappagalli. Il suono viaggia da un canale all’altro, addensandosi e dilatandosi durante tutti gli otto movimenti senza titolo del disco. Roberto Mandolini

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