“Essays on Radio” reviewed by Wreck This Mess

Un brouhaha de fréquences. Un concerto d’interférences. Un gargouillis de bruits parasites… Une fois de plus le label portugais Crónica nous livre un étrange document sonore. Une sorte de manifeste audio autour de la radio; comme medium et comme générateur d’onde.

Un projet collectif. Forcément collectif. Ainsi que le soulignent les initiateurs de cette anthologie, les “morceaux” recueillis non aucun d’intérêt pris individuellement. C’est l’ensemble des pièces proposées qui font sens. Chaque artiste restituant le parfum sonore de la radio, pourrait-on dire. Mettant en évidence ce qui lui semble le plus caractéristique comme borborygmes émanant de cet objet totémique…

Deux minutes, pas plus, pour restituer une ambiance, le spectre de la bande FM, faire entendre un conglomérat sonore surchargé de bleeps et de bruits blancs, des bribes d’émissions trafiquées, etc. Des stigmates audio que l’on reconnaît instantanément comme provenant de ce support et non d’un autre. Impossible de confondre le crissement high-tech d’une radio que l’on manipule avec le grattement émis par le disque dur d’un ordinateur en train de mouliner une application…

Les titres des “morceaux” sont parlant : “Tunning on”, “Radiance”, “Free radio azimuth”, “AM/FM”, “A radiophonic fairytale”, “Along the line”, etc. C’est la technologie et la culture de ce media qui sont en quelque sorte, et pour jouer sur les mots, “radioscopées”…

Le plus vieux media du monde moderne dont on attend toujours, soit dit en passant, la migration numérique du réseau hertzien, se retrouve ainsi mis à nu par ses célibataires mêmes… Très peu de filles, autre parenthèse, parmi la mouvance expérimentale. On note malgré tout la présence de Christine Fowler sur le tracklisting aux côtés de musiciens gravitant autour de Crónica : @c, Pedro Tudela, tilia, Cáncer, ok.Suitcase, Ran Slavin et bien sûr Autodigest. Ainsi que d’autres activistes ayant une renommée plus internationale comme Random Industries, General Magic, Pal, Pimmon, Pita, Stephan Mathieu, Pure, Freiband ou encore John Hudak…

Ils sont 39 à se presser sur le CD. Dix de moins sur l’édition DVD qui décline évidemment cet exercice de style avec des vidéos tout aussi expérimentales. Mais c’est l’anti-thèse absolue d’une compilation electronica, ou même laptop. C’est une production conceptuelle, non musicale. À rapprocher de certaines réalisations parues sur Ash Int. — en particulier celle de Hazard (BJ Nielsen) et Disinformation qui questionne notre rapport au son par rapport à celui généré par les technologies de communication (bruits résiduels des satellites, effet de masse, etc.). Bonne écoute…

Laurent Diouf

“Happiness Will Befall” reviewed by Noripcord

The sound of Lawrence English’s most recent solo recording is a polar journey between the harsh yet compelling sounds of dedicatedly minimalist computer music and the subtle organicism of post-classical instrumentalists. Another way of expressing this bicephalous creation is to say that his music sounds a lot like ambient works by Aphex Twin, Boards of Canada and others, but for very different musical reasons.

Based in Brisbane, English is a writer, musician and media artist, a renaissance man and master of several trades. His recent works have included the installation Ghost Towns, production for Japan’s avant-pop star Tujiko Noriko and Australian noise merchants the Rational Academy, and compositions for the new music ensemble Elision. Orientation for the first-time listener can be found in his collaborations with David Toop, one of today’s most important theorists, composers and collators of computer music. Production and cinematography are important strands in Lawrence’s work; the former seems to inspire the precision and even coldness of certain digital elements in his work, while the latter describes the sonic space-time his work traces: seascapes, windswept plains, the higher reaches of the weather-sphere.

Geography and landscape are indeed important features and themes of English’s work; he composed Happiness will befall after journeys around the Asia-Pacific region, and digitised marine and transport noises offer the heart of tracks like Parallel (midgap), alongside a suggestion of languages not comprehended by the traveller, to be found in subtly communicative percussive sounds. The sea portrayed through static dominates on Two weeks I’ll never have again, a sound that Black Dice would produce were they to relax, yet accompanied by, or rather set in counterpoint to, a cello line that would not disgrace one of Max Richter’s chamber compositions. Within confines of glass stresses the other pole, being the sonic equivalent of silicone scraping and shifting. Relocated (UTC) stands in further contrast, being quiet, reflective and possessing something of the product of Deep Blue’s experiment with oversized wind chimes. Not for nothing have some commentators suggested that English’s work would suit a Tarkovsky soundtrack, for it captures perfectly the time-image of the Russian director’s static, meditative takes.

If one were to imagine Mira Calix’s music without the compulsion to itch, or Headphone with only one musician, or at least only one musician making the decisions, one would be approaching Happiness will befall. For computer music purists, there may perhaps be too much organic interference; for instrumental minimalists, perhaps an excess of digital sharpness; I, however, found myself rather at ease in English’s world. 7/10

Ben Bollig

“Essays on Radio” reviewed by Sands Zine

L’etichetta portoghese (o la media label) Crònica, per festeggiare il suo secondo anno di attività, ha deciso di realizzare una doppia uscita in CD e DVD di materiale attinente al medium radiofonico: il media elettronico più antico e nonostante questo ancora presente nella nostra vita di tutti i giorni e ben vivo nel nostro immaginario collettivo. Un mezzo di comunicazione saturo e caldo da un punto di vista istituzionale (cfr. Mcluhan) e spazio letterario stando ai termini di Maurice Blanchot. Uno spazio frammentato ed allo stesso tempo omogeneo come un albero alimentato da radici differenti, spazio inteso come estensione del nostro corpo, spazio letterario (e metaforico) dove ha origine e si manifesta una comunicazione nomade.

Da un punto di vista sonoro la radio rappresenta il primo strumento dal quale una grande massa di persone ha potuto ascoltare il rumore bianco ed ha potuto intervenire nello spazio giocando con la casualità, cioè la gente con la radio poteva (e può tuttora ovviamente) programmarsi e decidere di ascoltare quello che voleva sebbene rimanendo nell’aura dell’imprevedibilità, della mancanza di controllo e, in una parola, dell’indeterminazione.

Come strumento prettamente musicale la radio vede affermare le sue potenzialità in pezzi come Imaginary Landscape #4 di John Cage del 1951, oppure venne usata da Cornelus Cardew e Keith Rowe nel gruppo di improvvisazione radicale AMM negli anni Sessanta. Da un punto di vista musicale la radio dunque è stata la responsabile primaria di una presa di coscienza collettiva del suono prima di tutto perché è stata uno dei primi mezzi di comunicazione di massa, poi è stata fruita come strumento per ‘liberare il suono’, cioè è stata utilizzata (e tuttora viene utilizzata) come strumento prettamente musicale tipo chitarra o sintetizzatore.

Aprendo l’essenziale booklet del CD si capisce da subito che l’intenzione dichiarata dal curatore della compilazione Miguel Carvalhais, membro degli @c, è quella di osservare e commentare il medium sonoro, la tecnologia e la cultura della radio.

In termini forse più pratici e lineari il disco è un validissimo documento per festeggiare la radio, e per festeggiare la creatività dell’espressione sonora. I nomi coinvolti sono parecchi, molti noti agli appassionati di elettronica eo elettroacustica (John Hudak, Pimmon, Pita, Stephan Mathieu ..), più altri a me sconosciuti ma che hanno catturato subito il mio interesse.

I pezzi durano tutti due minuti, così vuole Carvalhais che forse non chiede ai musicisti solo di celebrare il compleanno dell’etichetta ma anche di offrire la vera essenza del loro operato. La radio viene decodificata, ricodificata e processata dagli artisti coinvolti. In altri termini le onde elettromagnetiche vengono modulate e vivisezionate e rese composizioni. Vengono suonati anche vecchi vinili di programmi radiofonici, manipolati vari field recordings e giocato con le voci, oltre che con le frequenze nebulose.

Le tracce passano da densi paesaggi neo-ambient a concretismi e beat micro-elettronici (per rendere l’idea diciamo) provenienti da terre sconosciute(per confondere le idee). C’è anche qualche tentativo di rielaborare voci e narrazioni, stralci di memoria, magari tentativi di mettere in discussione il presente, ma questa è un’altra storia. La forza del cd risiede nella vitalità espressiva delle composizioni.

Le tracce infatti sono quasi tutte molto intense, ad un primo ascolto molto simili fra se, ma che vivono di luce propria se le si riascolta una seconda volta con attenzione. Non sto qui a sezionare pezzo per pezzo la dinamica dei suoni. Il tutto risulta ‘coerente’ e appare ben studiato nei minimi dettagli. Ci sono pezzi musicali ed altri a-musicali e astratti. La voglia è quella di invitarvi perlomeno all’ascolto di questa raccolta e lo scopo è quello di invitarvi a giocare anche voi con la radio per costruire la vostra composizione.

Alessandro Calbucci

“King Glitch” reviewed by Ox

Wenn wir jetzt schon mal entspannt sind, dann können wir direkt mit einer weiterren Veröffentlichung des portugiesischen Crónica-Label fortfahren. HEIMIR BJÖRGÚLFSSON & JONAS OHLSSAON präsentieren “King Glitch” (Crónica/ A-Musik). Ein Isländer und ein Schwede in Amsterdam. Vornehme, introvertierte und zurückhaltende Minimal-Rhythmik trifft Kranktronixxx. Immer deutlich einen Tick neben der Synchronisations-Spur, gegen optimale Hörgewohnheiten und für aufgeschlossene Allesfresser. Sehr persönlich. Radikal reduziert. Platzsparend für eigene gedankliche Ausflüge. Nichts Konkretes. Nichts wirklich Greifbares. Keine rationalen Anhaltspunkte, dass es sich bei diesem Album um mehr als gemeinsames Basteln bei schummrigen Lichtverhältnissen handelt.

“Essays on Radio” reviewed by D-Side

Premier moyen de diffusion sonore, la radio, dont la place dans la société actuelle e énormément reculé au profit de médiums plus visuels, a pourtant été, depuis sa création, un outil d’expérimentation extraordinaire, utilisé aussi bien par les surréalistes que par les chercheurs du GRM, par Orson Welles que par John Cage. Paradoxalement régénérée par le web, qui permet d’outrepasser les limitations des émetteurs comma la surcharge des fréquences, la radio est, et demeure, un espace de création libre dans le champ des médias. C’est pour lui rendre hommage que le label Crónica a ainsi fait appel à trente-neuf artistes de la scène electronica en leur demandant de composer une courte pièce de deux minutes utilisant les ressources de la radio. Pimmon, Stephan Mathieu, o.blaat, Pure, Pita, Steinbrüchel, Freiband et autres se sont ainsi prêtés au jeu de la miniature, explorant les limites des transmissions radiophoniques, avant de servir à leur tour de base au travail de plus de vingt vidéastes sur le DVD publié simultanément.

Jean-François Micard

“Essays on Radio” reviewed by Paris Transatlantic

It didn’t take long for the laptoppers to realise that concertgoers quickly get fed up of parting with hard-earned cash in return for having to stare intently at young men and women staring intently at their screens behind those annoyingly unavoidable luminous Apple logos. Unless, that is, you happen to enjoy watching Christian Fennesz smoke a cigarette or Christof Kurzmann swigging at a beer. Hence the frequent incorporation of live video in today’s electronic music, for which the DVD format is especially appropriate. This companion DVD to the earlier CD compilation of the same name, Essays on Radio from the Portuguese Crónica label is a fine showcase of 28 two-minute videos – they call them “clips” in France, and that’s a rather apt description of the short form works on offer here – ranging from grainy home movie footage (Nuno and Pedro Tudela’s “Guandong Tuning Tone”, Maximilien Jänicke and Random Industries’ “Media Corrosion”) via primitive animation (Júlio Dolbeth’s “AM/FM”, to music by Steinbrüchel, and Brigitte Bödenauer’s video to the DVD’s title track, with sound by Miguel Carvalhais) to more abstract visuals (Stefan Mathieu’s “Radiance” is especially touching) and accomplished psychedelic / geometric mindfucks by Tina Frank (perfect for General Magic) and Erich Berger (“Free Radio Azimuth”, music by Pure).

Needless to say, the whole project has the feel more of a collection of holiday snapshots, and eyes and ears are quickly saturated (but don’t feel any compunction to watch the whole disc through from beginning to end – just dip in and out); accordingly, the tracks that work best are those where the correspondence between sound and image is clear. Marius Watz’s “Int.15/35” with music by @c gives General Magic and Tina Frank a run for their money, and the filtered desert colours of Ran Slavin’s “Golden Twilight Memories” are as haunting as his music. Slavin’s work throughout is impressive and moving – his “Radiophonic Fairytale” (with The Beautiful Schizophrenic, whoever that may be) and “Radio” (with James Eck Rippie) are magnificent. Maybe the good people at Crónica could release a full length feature.

“Essays on Radio” reviewed by Liability

Si ce n’est pas la première fois que le label portugais Cronica succombe à l’appel de la compilation, ce sera ici un peu plus qu’un catalogue regroupant les artistes de la structure. Chez Cronica on aime bien les concepts et ce disque en sera un de plus à mettre à l’actif du label-média. L’idée de départ est de consacrer toute son attention autour du média qu’est la radio. Cette invention révolutionnaire aura marqué le vingtième siècle comme l’un des médias les plus novateur. On a tous, un jour ou l’autre, fantasmé sur une voix, essayé de mettre un visage sur des animateurs quelconques, rigolé sur des jingles débiles… La radio a aussi été une source d’inspiration inépuisable pour tous les fous du sampling ou des collages sonores. Parfait vecteur de la musique électronique il était donc normal qu’un label comme Cronica se mette à rendre hommage à cet incroyable format. Mais Cronica ne veut pas faire les choses simplement et ce sont surtout les interférences radiophoniques, les modulations sonores de fins de fréquences et autres bizarreries des ondes autant que la radio dans tout son classicisme qui seront pris comme références. Carte blanche donc.

Carte blanche à trente-neuf artistes qui ont grosso modo deux minutes pour s’exprimer. D’où le titre de cette compilation à tiroir dans laquelle on croise naturellement les habitués du label (Ran Slavin, Tilia, O.Blaat, Freiband, Vitor Joaquim, Autodigest) mais aussi quelques pointures de la musique électronique expérimentale (Pita, Pimmon, Stephan Mathieu, Pure). Il faut croire que le sujet abordé donne des idées puisque chacun s’en est donné à cœur joie. Entre électro minimale, noise, bleep abstraits, sampling détournés ou nappes électroniques brumeuses chacun s’est essayé de bonne grâce sur un laps de temps assez court à ce périlleux exercice. L’objet a donc un intérêt même si il nous apparaît parfois inégal sur la durée. Peu importe, sur les trente-neuf morceaux on pourra y trouver très largement son compte.

Fabien

“Essays on Radio” reviewed by Touching Extremes

The landscape drawn by 39 sound artists working around the radio theme – not necessarily with radio sounds, even if most tracks use them – is one of nebulous and functional extravagance; shortwaves and speech snippets but also electronic currents, concise statements and luminescent memories find their place in compositions of (maximum) 2 minutes length by a who’s who of contemporary sonic sculptors. Not surprisingly, the overall concept permeates the music with a peculiar brand of micro-organic continuity which acts like a glue among the tracks, so that the whole package (also including a DVD fusing images and sounds) constitutes a welcome essential document of modern art that gains weight and purpose with additional listenings. I know it’s absurd to single out names in such instances, but Christine Fowler’s “2 minutes” and Heitor Alvelos’ “Had a scanner been born on the Bosphorous” deserve a special mention for their alluring textural construction. Yet, this CD must absolutely be enjoyed as if coming from a single composer.

Massimo Ricci

“Happiness Will Befall” reviewed by Bad Alchemy

Electroakustischer Travelogue eines in Brisbane beheimateten Musikers und Medienkünstlers mit Stationen in Brisbane, Auckland, Adelaide, Bangalore, Budi Koti und Singapore. Was für Cook und Tasman einst Fahrten ins Ungewisse und in den Tod waren, ist für Leute von Heute nichts als touristisches Streunen, das an Städten und Landschaften schnuppert wie an den Blumentöpfen im Hinterhof. English, der immerhin mit Kollegen und Kolleginnen wie David Toop, Ami Yoshida, Tujiko Noriko, Oren Ambarchi oder dem Ensemble Elision gearbeitet hat, gehört zu den Reisenden in Sachen globalisierter Electronica. Als Souveniers bringt er verschlafene, träumerische Drones mit, die er als ‚virtuelle Landkarten‘, als ‚Raum zwischen den Beats‘ beschreibt und die weniger äußere Eindrücke reflektieren als den atmosphärischen, innerpsychischen Nachhall von ‚Er-fahrung‘. Mit Gitarre, Computer, Kassetten und Turntables schichtet er Dreamscapes, oft von einer körnigen, knirschenden Oberflächenstruktur. Manchmal meint man noch Reste der Außenwelt wahrnehmen zu können, Grillengesirr und Vogelgezwitscher, aber sie sind eingebacken in langsam dahin driftende, menschenleer vor sich hinbrütende Bassdröhnwellen oder knisternde Schallplattenauslaufrillen. Und vielleicht ist es auch nur Kurzwellengewisper, statisches Rauschen, die auralen Staubwolken, die jeder Schritt über diese Traumpfade aufwirbelt. Englishs bisheriges Å’uvre kreist immer wieder um die gleichen Motive – Ghost Towns, Overland, Transit, Plateau. Immer durchstreift er Landschaften der Imagination oder der Erinnerung, ins Irreale getauchte Zonen, Küsten, gegen die das Traummeer anbrandet. Er könnte dort Colin Potter & Darren Tate begegnen oder dem Mirror-Team, Seelenverwandte, die sich ähnlich in die Welten hinter dem Spiegel und zwischen den Beats teleportieren können.

“Essays on Radio” reviewed by Ananana

Já houve um tempo em que a rádio era levada para o palco: John Cage fê-lo há umas boas décadas. Hoje, poucos mais a usam em concerto para além de Keith Rowe, que tem por hábito encostar um transístor às cordas da guitarra. Do mesmo modo, o termo alemão “horspiel” para designar uma obra sonora/musical pensada especificamente para o medium rádio vai caindo em desuso, apesar de alguns persistirem em querer intervir nesse domínio, como Gregory Whitehead.

Foi com consciência deste apagamento da importância da rádio nas novas músicas que a portuense Crónica organizou estas duas compilações com o mesmo título, uma exclusivamente áudio, em CD, a outra englobando vídeos, em suporte DVD. Entre os nomes compilados estão, no primeiro caso, @c, Autodigest, Heimir Bjorgúlfsson & Jonas Ohlsson, Boca Raton, Freiband, General Magic, John Hudak, Vítor Joaquim, Stephan Mathieu, o.blaat, Pimmon, Pita (Peter Rehberg), Pure, Pablo Reche e Ran Slavin, entre outros, e no DVD a música de alguns destes nomes conjuga-se com as imagens de Antmanuv, Brigitta Bodenauer, Júlio Dolbeth, Tina Frank, Maximilian Janicke, Lia, OK Suitcase, Paulo Raposo, Sumugan Sivanesan, Telco Systems e Marius Warz, para só referir alguns.

A editora alerta no seu press release para o facto de que a rádio se constituiu como “o principal responsável por uma consciência do som para além do domínio restrito da música” e é precisamente isso o que está em causa nestas edições, muito em especial a rádio produtora de ruído branco, estática e parasitagem sonora. É este, sobretudo (as excepções são, por exemplo, a voz radiofónica de Geoge W. Bush utilizada por tilia ou os samples de Manu Chao manipulados por Cáncer), o espectro de sons que serve como matéria-prima para os participantes em “Essays on Radio: Can I have 2 minutes of your time?” – todos eles com actividade no domínio da electrónica e da electroacústica experimentais. Em peças exactamente com a duração de dois minutos, cada um dá a sua perspectiva do mundo acústico proporcionado pelas ondas hertzianas, com toda a sua carga de indeterminação e aleatoriedade. Os vídeos, geralmente de produção digital (o que significa que, em vez de imagens reais, nos deparamos com grafismos vários), lembram-nos, no entanto, que outras tecnologias, e designadamente as visuais, se juntaram à rádio, o primeiro meio de difusão.

Rui Eduardo Paes