“Happiness Will Befall” reviewed by Infratunes

Prêt à réévaluer l’espace qui le sépare de l’enregistrement à ravir afin de définitivement se mettre en marche, Lawrence English a récemment rempli quelques cassettes d’atmosphères glanées dans des coins de son Australie, mais aussi en Nouvelle-Zélande, en Inde et à Singapour.

Restait ensuite, pour en faire Happiness Will Befall, de traiter le tout au moyen d’une guitare, d’effets divers et de programmations électroniques. Humblement, pourrait-on conclure, tant les retouches sont légères, ne raclant jamais sur l’évocation sonore d’un paysage qui l’a vu passer. L’approche acoustique d’English se traduit d’abord par un exposé sous cloche surréaliste d’un cliché de carnet de route : retenu, concédé à l’érosion des vents et de la grêle (Adrift).

Ailleurs, c’est un crachin électronique qui inaugure Within Confines of Glass, réceptacle étiré de textures diverses en perdition : émanations rythmiques post-industrielles, sombres nappes, buzz long à l’allumage, et parasites déjà en action sur Two Weeks I’ll Never have Again. Là, English avait investi le champ répétitif à coups de rebonds pressurisés. Assez bien pour décevoir lorsqu’il se contente de trop peu, soit : de l’usage jusqu’à la corde d’une répétition au minimalisme simpliste (I’ve Been Happy Like This).

Parfois aussi, le jeu s’en mêle. De petites notes de guitare se disputent la priorité (Adrift) ; les aigus se font plus légers et les graves moins pesants, le temps de se partager l’espace selon une charte de bonne entente (Relocated). C’est d’ailleurs là que s’achèvera le disque, de façon plus terre à terre, pour mieux prendre note, sans doute, de ce qu’il aura su survoler.

Grisli

“King Glitch” reviewed by Sands

L’islandese Heimir Björgúlfsson e lo svedese Jonas Ohlsson sono due simpatici individui, da tempo radicati nella creazione di sfondi sonori elettronici; Björgúlfsson è impegnato tra l’altro nell’intricato campo delle installazioni audio-visive. Entrambi con fissa dimora nella stravagante Amsterdam fanno confluire in “King Glitch” una serie di registrazioni, precedentemente licenziate per una raccolta della Staalplaat, con altre concepite durante il tour statunitense tra Las Vegas e Los Angeles (giro in parte documentato nella traccia video, posta al termine del cd), da poco lasciato alle spalle. Soliti frequentatori della Bastard Music, un’elettronica zuccherosa, a più riprese dal carattere dance, il riferimento guida del titolo per la predilezione in pratiche di ‘taglia e cuci’, condite da una scarica di disturbi e/o errori glitch, fa in modo da rimanere lo spettro protagonista di tutto il disco. Niente di particolarmente esplosivo all’orizzonte, la consuetudine di certi ritmi si lascia trapassare dalla investigata perizia con cui i due sobbalzano da un lido all’altro, evocando scintille che brillano di p-o-p glitch singolare, buzz-noise, soft techno dalle curve cristalline e sognanti, elettronica easy…

Come ben si nota dai primi accenni di Bridge over river Glitch e Elephantitus of the armpit, con le proprie cavità invase da liquido minimale. I battiti ondulati dal taglio space-funky di Bring him up to now preludono le passeggiate notturne per un piano campionato in Spelled thru (USA… USA… style), sfaccettature temporali sbilenche di una voce femminile con Midget in my car introducono un clima più introverso e sperimentale nel passaggio di The ones who hurt are the ones who surfer. Handclaps of fury è un bricolage di suoni che pulsano nell’oscurità con movenze cibernetiche, dissolti dall’improvvisa caduta dentro un’atmosfera radente, popolata da voci sottili in combutta tra loro. Con Missing God & Mister Mysterious il corpo riavvia a muoversi freneticamente: merito del groove provocatorio incessante dall’inizio alla fine. In Tables laid out to desert food si ripiomba dentro rumori smussati dal silenzio. Da ricordare i vari contributi vocali offerti da Gunnhildur Hauksdóttir, B.J.Nilsen, Magnus Monfeldt e Young Spanks che del suo canto ‘ossuto’ di Bluescreen of DEATH by Jill Magid ne arricchisce il mood avant hip hop.

Continui up and down della tensione, questa la ricetta preferita dai due ‘enfants prodige’ dell’elettro-glitch europea dell’ultim’ora, da assaporare insieme al tatto armonico di un Alexander Peterhansel con cui la stessa label ha licenziato, sotto il moniker di Tilia, un full legnht entusiasmante (ampiamente lodato in questa sede, pochi ‘lustri’ fa).

Musica rilassante adatta per scacciare dai proprio pensieri le tensioni e le piccole delusioni riservate dallo scorrere quotidiano. Una buona via per dimostrare che la musica sperimentale può passare anche per strade traverse, cosiddette, pop e non presentarsi sempre come qualcosa di estremamente laborioso. Bene per la Crónica che sembra aver fatto tesoro di tutto ciò.

Sergio Eletto

“Happiness Will Befall” reviewed by Blow Up

Agitatore culturale tra i più attivi del nuovissimo continente (sua la cura dei festival What Is Music? e Liquid Architecture, nonché la gestione dell’etichetta Room40), l’australiano Lawrence English è anche compositore di talento. Il suo nuovo album per la portoghese Crónica lo vede trafficare con chitarra e computer, più vari aggeggi di contorno, nell’allestimento di riflessivi soundscapes ambientali, fluttuanti tessiture pennellate per lo più con oppiacea pacatezza, sebbene non manchino straripamenti di sostanza più scabra (Parallel (Midgap), Within Confines of Glass).

Nicola Catalano

“Happiness Will Befall” reviewed by Gonzo

Room 40 is het geesteskind van Lawrence English. Het Australische avant-garde label bracht plaatwerk uit van DJ Olive, Zane Throw en recent nog van het Japanese elfje Tujiko Noriko. Voorlopig hoogtepunt van hel label is de verzamelaar “Melatonin”. Een metalen box, installatie en een tentoonstelling die inzoomde op splaappatronen en bijdrages bevatte van onder andere Janek Schaefer, Chris Watson, Tim Koch en Oren Ambarchi. Met “Happiness Will Befall” brengt Lawrence English een collectie van ouder werk (2003-2004) uit op het Crónica label. Anders op zijn vroegere werk waar hij vaak vanuit fieldrecordings vertrok, krijg je hier pure soundscapes te horen. “Happiness Will Befall” herinnert ons aan degelijk werk van Biosphere, Tim Hecker en Stephan Mathieu. Lawrence English kiest voor de essentie en gooit alle ballast overboord. De zes tracks op “Happiness Will Befall” zijn doordrongen met stiltes en stralen een zeldzame rust uit. Een aanrader binnen het genre.

pds

“Happiness Will Befall” reviewed by Gaz-Eta

Lawrence English’s “Ghost Towns” [Room 40] was a personal revelation to me. This Australian sound artist basically visited a number of ghost towns in the back lands of his native land to uncover sounds that are barely audible to the human ear. This time around, his newest release “Happiness Will Befall” is more concerned with the computer generated sounds. Aural landscapes he puts down here on his computer and with his guitar are stark, direct, sometimes brutal but always unnerving. On “Parallel (midgap)”, he explores an extremely high-pitched squeaky sound, that by the middle of the piece exacts pain in your ears. Underneath this sound, there is lurking of a processed guitar, which in itself is an interesting juxtaposition. “Within Confines of Glass” once again repeats the process. Starting off with a wash of repetitive wash-out sounds, it progresses into a more subtle mid-section [where things calm down for a couple of minutes], ending up with a mad processed guitar onslaught at the end. Other pieces take a more laid-back approach and don’t attack your ears with nearly as much force. When all is said and done, “Happiness Will Befall” is an unsettling affair from a composer who seems somewhat schizophrenic, one who is still searching for his “way”. Then again, who knows maybe he’s already found his way?

Tom Sekowski

“Happiness Will Befall” reviewed by Chain DLK

I regret I don’t know English’s back catalogue, which ranges from concrete music to electronica to guitar-based compositions, as this album on Crónica is a real treat. Recorded in his native Australia, New Zealand, Singapore and South India, and lavishly accompanied by Aki Onda’s photographs, “Happiness Will Befall” is a collection of intimistic minimal music unfolding at a very slow pace. Its immediate reference is Oren Ambarchi’s masterpiece “Suspension”, especially in tracks like “Adrift”, “I’ve been happy like this” or “Relocated (UTC)”, with their understated but emotionally explosive guitar playing; but also more droning and ecstatic pieces like “Two weeks I’ll never have again” and “Within confines of glass”, closer to Stars of the Lid’s melodic approach to ambient, are successful compositions. Out of the more humane forms of minimalism I’ve listened to lately, this is undoubtedly one of the best.

Eugenio Maggi

“King Glitch” reviewed by Stillborn

Sarà la primavera.. anzi sarà che è già estate.. fatto sta che anche la portoghese Crónica avverte quest’aria solare, calda e gioiosa e anche i suoi artisti rispondi agli umori estivi con prodotti altrettanto estivi.. e per un attimo ci si stacca dalla sperimentazione grigia e surreale per gettarsi tra le onde più fresche e gradevoli del pop! eheh! ..ma cosa avete capito? Il disco #18 della Crónica non è mica il best of dei Beach Boys!! ..certo, può essere considerato “pop”, ma solo da chi consuma ogni giorni elettronica sperimentale a iosa.. praticamente è un disco “pop” visto da chi da anni plasma e manipola suoni, gioca con l’elettronica, improvvisa coi rumori, ha consumato musica industriale in quantità Industriale.. da chi da anni ha ammirato i lavori Staalplaat fino ad arrivare ad esserne prodotto.. da chi dalla Svezia si ritrova a vivere ad Amsterdam e a progettare installazioni assurde.. insomma è un disco pop ma per modo di dire.. eheh!

Heimir Björgúlfsson e Jonas Ohlsson ci hanno pensato bene a fare questo King Glitch (..e già dal titolo si intuisce qualcosa) e quello che ne è venuto fuori e qualcosa di spettacolare, qualcosa in cui la musica industriale si fonde alle eclettiche manipolazioni del duo svedese, che in preda a possessione divina miscelano glitch, click’n’cut, hiphop, funk, electro, noise, downtempo e chi più ne ha.. ma che è? pezzi da 18 secondi, un altro da 9 minuti! Mini-brani glitchosi, mini-brani così liquidi che ti scivolano via come se niente fosse, altri che giocano totalmente con l’assurdo (grande per esempio Tables laid out to desert food), altri che sembrano predendersi gioco della musica di consuma, destrutturandola e ricomponendola a proprio piacimento.. King Glitch è tanto pop quanto astratto e assurdo.. un piccolo spettacolo! Da assaporare più e più volte.

“King Glitch” reviewed by Noisy Neighbours

Heimir Björgúlffsson und Jonas Ohlsson leben beide in Amsterdam und auch sie haben sich experimentelleren elektronischen Klängen verschrieben. Man kann sich “King Glitch” gut als Klangwelt zu einer etwas irritierenden Industrie-Kunstinstallation vorstellen, im Schwingsessel zwischen verstrahlter Optik. Stammelnde Laute über stolpernde Elektronik, in die teils Piano und Knarzen eingewoben sind und Platz für anderes lassen. Interessant gemacht, mir persönlich im Gesamtsound aber zu distanziert und runtergekühlt.

Christian Eder

“King Glitch” reviewed by Music Scan

Auch wenn der Albumtitel eine gewissen Nähe zu einem bestimmten Genre elektronischer Musik nahelegt, so bewegen sich die beiden Songwriter – ja, man sollte sie durchaus als solche sehen – in einem sehr viel eklektischeren und hybrideren musikalischem Feld, als dies der Begriff Glitch umreißen könnte. Hier darf es schon mal ganz ordentlich zirpsen und krachen und auch ein paar durchgängige Beats schleichen sich hier ein, die allerdings immer wieder rechtzeitig fragmentiert und in ihre Einzelteile zerlegt werden. So huschen auch schon mal leichtfüßige Electronica-Figuren vorbei oder man lässt sich auf eine harmonische Verortung durch verschiedene Tasteninstrumente ein. Selbstredend darf es auch ordentlich glitchen, keine Frage. Doch sollte man nicht den Fehler machen, dieses Album leichtfertig in diese Schublade zu pressen, in die sie im Prinzip gar nicht so wirklich passen will. Sicherlich sucht man hier die ganz großen musikalischen Ideen noch vergeblich, doch wer sich mit einer Platte abseits jeglicher Vermarktungsmöglichkeiten auseinandersetzen möchte, ist hier goldrichtig. Labels wie Staalplaat oder RRRecords schwirren dabei auch im Kopf herum, wenn man den Sound von Björgulfsson und Ohlsson umschreiben möchte. Man sollte dem Album jedoch die Aufmerksamkeit entgegenbringen, die es verdient hat und das ist die volle. Ansonsten bleibt das in der Tat nur hintergrundartiges Zirpen, Zischen und Kratzen. Es wäre schade drum.

Matthias

“Happiness Will Befall” reviewed by Revue & Corrigée

Lawrence English, artiste multifacette australien (écrivainm artiste multimédia, compositeur, plasticien) nous entraîne dans un circuit dont la carte est mentale: une flânerie qui se déroule em Océanie, depuis Brisbane, Auckland, Adelaide, Bangalore, Budi Koti jusqu’à Singapour.

auréolé de la présence d’Aki Onda et de James English, cet album évoque la mythologie des lieux, un hommage aux folklores, aux rites et aux cultures ici traversées.

Depuis 2001, English a effeuillé le carnet de route des labels internationaux depuis 1A6, Room40, Naturstrip, Quatermass, Cajid, Crónica en compagnie d’Ai Yamamoto, de Tujiko Noriko, David Toop, Scanner, Oren Ambarchi, etc.

Ce qui définit au plus près la nature de sa musique tient sans doute à cette sensibilité si particulière pour les soundscapes… de longues plages environnementales, presque ambiantes où viennent se greffer des frémissements, des territoires imaginaires de drones.

Julien Jaffré